(AGO PRESS) "Ambasciatore" della Toscana in casa propria per una sera, Leonardo Vallone è all’altezza della sua statura.

Nella simpatia, certo, ma soprattutto quando, nei panni di responsabile delle rete vendite Italia, illustra con passione e competenza caratteristiche e curiosità sulle etichette. Primo campano, Vallone, ad entrare alla corte dei
Marchesi Antinori, che da più di seicento anni si dedicano alla produzione vinicola. Da quando cioè, nel 1385, Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri.
Di Cava de’ Tirreni, ma fiorentino d’adozione, ha condotto venerdì scorso la tappa in costiera sorrentina – a pochi chilometri dalla sua città - del road show enoico dal titolo "Fattore A", che lo storico marchio sta portando lungo tutto lo Stivale. Accolto da Alessandro Russo, del ristorante Le Tre Arcate, e dalla brigata di cucina capitanata da Salvatore Accietto. Ma soprattutto da tanti enofili accorsi da tutta la provincia di Napoli per partecipare all’evento. Applausi tanti, per i vini, i piatti e gli abbinamenti. A cominciare dal Montenisa (l'omonima tenuta è a sud del lago d'Iseo, nella provincia di Brescia) brut Franciacorta Docg, sboccatura 2009, prodotto con uve Chardonnay, Pinot bianco e nero.

Nato nel 1995, si tratta dell'unico brut italiano Docg con obbligatorietà della rifermentazione naturale in bottiglia. Nella cantina, il remuage avviene ancora a mano, come da tradizione di un'azienda la cui storia è intimamente legata alle bollicine. Fu Piero Antinori, infatti, nel 1905, dopo un viaggio in Champagne, ad avviare la produzione di spumanti metodo classico. Nasceva il Nature. Vino di grande mineralità, fine perlage, con sentori di mela e un piacevole finale di mandorla, il Montenisa brut ha valorizzato il crostino all’olio extravergine di oliva con pesce spada affumicato, dove la vera sorpresa è stato il dolcissimo mandarino pastellato che completava il piatto.

Ancora agrumi e note acidule, ma stavolta nel bicchiere, con il Mezzo Braccio Toscana Igt 2008 (il nome deriva dall'antica unità di misura dei terreni della zona) prodotto con Pinot grigio, Pinot bianco e Riesling della tenuta Monteloro, a 12 chilometri da Firenze: il meno interessante della serata, per la verità, per il suo carattere più da aperitivo, che poco ha potuto per tenere testa con il suo debole finale, ai ravioli di baccalà conditi con il piennolo. Di altra tempra un 2007, che Alessandro Russo ha voluto stappare per noi: confermata così la memoria gusto-olfattiva, confortata da una maggiore percentuale di Riesling.

Quindi largo alla mitologia con Achelo Cortona Doc 2007, Syrah in purezza, prodotto nei 238 ettari della tenuta La Braccesca, a un tiro di schioppo da Montepulciano: vino fruttato, di grande morbidezza, dal momento che le uve (prima annata nel 2006) vengono raccolte al raggiungimento di un buon grado di maturazione. In abbinamento, riuscito, cannelloncini ai funghi porcini e castagne del Monte Faito su mascarpone di castagne.

Per molti, la serata è stata anche l'occasione di provare il Malbèc, uvaggio noto in Francia nelle regioni del Bordeaux, Loira e Cahors, ma coltivato anche nel nostro Paese e base del Vie Cave, dal nome delle strade etrusche scavate nel tufo, Maremma Toscana Igt 2006, prodotto dai vigneti della Fattoria Aldobrandesca. Sentori di frutta a bacca rossa ed eleganza, le caratteristiche di questo vino, che ha accompagnato i fegatini di maiale in crosta, con cipolle di Tropea.
Ancora Syrah in purezza, sempre di "casa" La Braccesca, per il penultimo calice, il pluripremiato Bramasole, Cortona Doc 2006, dal colore fitto, impenetrabile, che regala vaniglia e cuoio al naso, e note di mora nera in bocca. Una personalità internazionale, la sua, con un equilibrio che ha retto più all'incontro con le caldarroste che col Provolone del monaco dop, seppure "forte" di otto mesi di stagionatura. Fuori programma, e sorprendente per la sua freschezza, l’assaggio di un 2003.

Figlio della Maremma meridionale, come il Vie Cave, anche l'Aleatico Sovana Doc Superiore 2007, che ha chiuso la serata con i suoi profumi di rosa, peculiarità di quest'uva semiaromatica, e la spiccata acidità che ha saputo bene accompagnare il piatto scelto in abbinamento: un tri-dessert fatto di panettone artigianale con noci di Sorrento e cioccolato, "opera" di Luciano Russo, la pralina alla Toma di Giraudi, e il cioccolato Cru 70% Equador di Maglio.
(Luigi D'Alise)
nelle immagini (foto Ago Press), dall'alto: Alessandro Russo e Leonardo Vallone con il doppio album del gruppo Montenisa Bubbles Band" offerto a tutti gli ospiti della serata, i piatti in degustazione e i vini protagonisti dell'evento.