
(AGO PRESS) "Odorata ginestra (…) di dolcissimo odor mandi un profumo, che il deserto consola". Scriveva così Giacomo Leopardi, durante il suo breve soggiorno a Villa Ferrigni di Torre del Greco, una delle meraviglie del Miglio d'Oro. Versi contenuti nella lirica La Ginestra, fiore del Vesuvio, volitivo e tenace proprio come il giovane chef Carmine Mazza, che alle falde del vulcano ha avviato, quasi due anni or sono, la sua sfida. "Poeta vesuviano", omaggio al cantore dell'infinito, ha voluto chiamare il suo ristorante, new entry della Guida de l'Espresso 2010.
Dopo varie peripezie, causa eccessiva fiducia nel navigatore satellitare, giungiamo a destinazione. Entrati nel locale, ci accoglie un sottofondo musicale mentre ci viene incontro Amalia, compagna di vita e di lavoro di Carmine, giunta qui per amore dalla sua Aversa. Una normanna, proprio come Lennie Tristano, padre riconosciuto (ma da lui sempre negato) di quel cool jazz che ci farà gradita compagnia per l'intera serata.
Tributo al territorio e alla poetica leopardiana. La stessa nota - unita a quella di agrumi, ma anche all'albicocca, altro richiamo alle tipicità di questi luoghi - che ritroveremo nel Frùscio di Ginestra 2008, Lacryma Christi bianco doc, di Terre di Sylva Mala, azienda biologica di Boscotrecase, guidata dalle sorelle Myriam e Kira Siglioccola, e la cui sapidità si tuffa nell'arancino di mare con salsa allo zafferano e concassé. Altro che "campi cosparsi di ceneri infeconde", altra citazione del recanatense: nel calice, un terroir tutto da assaporare. 
Dopo la chiacchierata, riscompare in cucina. Seguiranno linguine di Gragnano con pesto di scarole e bocconcini di eccellente tonno, e i ravioli ripieni di ricotta con salsa di zucca, scampi ed emulsione di nero di seppia. Grandi materie prime. Il tutto mentre nel bicchiere facciamo girare un Tramonti rosso 2006, Costa d'Amalfi doc, di Giuseppe Apicella, sospeso tra la buona acidità del Tintore e la morbidezza del Per'e Palummo. Poi ancora un rosso, ma anche qui spinti unicamente dalla curiosità, senza alcuna velleità di abbinamenti audaci: il Cilento Aglianico doc, delle Cantine Barone di Rutino (Sa) - con la viola e la prugna che catturano il naso - e che beviamo su un filetto di spigola con broccoli, finocchi croccanti e vongole veraci.
Per concludere, cioccolatini dello chef (squisito il ripieno di cassata) e biscuit al cioccolato e strega con noccioline del Cilento, salsa bianca e uva in spirito, che accompagniamo ai sentori di spezie e caffè di una grappa di Sassicaia di Jacopo Poli, ottenuta distillando vinacce di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc alla Tenuta San Guido di Bolgheri.
Nella simpatia, certo, ma soprattutto quando, nei panni di responsabile delle rete vendite Italia, illustra con passione e competenza caratteristiche e curiosità sulle etichette. Primo campano, Vallone, ad entrare alla corte dei Marchesi Antinori, che da più di seicento anni si dedicano alla produzione vinicola. Da quando cioè, nel 1385, Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri.
Nato nel 1995, si tratta dell'unico brut italiano Docg con obbligatorietà della rifermentazione naturale in bottiglia. Nella cantina, il remuage avviene ancora a mano, come da tradizione di un'azienda la cui storia è intimamente legata alle bollicine. Fu Piero Antinori, infatti, nel 1905, dopo un viaggio in Champagne, ad avviare la produzione di spumanti metodo classico. Nasceva il Nature. Vino di grande mineralità, fine perlage, con sentori di mela e un piacevole finale di mandorla, il Montenisa brut ha valorizzato il crostino all’olio extravergine di oliva con pesce spada affumicato, dove la vera sorpresa è stato il dolcissimo mandarino pastellato che completava il piatto.
Ancora agrumi e note acidule, ma stavolta nel bicchiere, con il Mezzo Braccio Toscana Igt 2008 (il nome deriva dall'antica unità di misura dei terreni della zona) prodotto con Pinot grigio, Pinot bianco e Riesling della tenuta Monteloro, a 12 chilometri da Firenze: il meno interessante della serata, per la verità, per il suo carattere più da aperitivo, che poco ha potuto per tenere testa con il suo debole finale, ai ravioli di baccalà conditi con il piennolo. Di altra tempra un 2007, che Alessandro Russo ha voluto stappare per noi: confermata così la memoria gusto-olfattiva, confortata da una maggiore percentuale di Riesling.
Quindi largo alla mitologia con Achelo Cortona Doc 2007, Syrah in purezza, prodotto nei 238 ettari della tenuta La Braccesca, a un tiro di schioppo da Montepulciano: vino fruttato, di grande morbidezza, dal momento che le uve (prima annata nel 2006) vengono raccolte al raggiungimento di un buon grado di maturazione. In abbinamento, riuscito, cannelloncini ai funghi porcini e castagne del Monte Faito su mascarpone di castagne.
Per molti, la serata è stata anche l'occasione di provare il Malbèc, uvaggio noto in Francia nelle regioni del Bordeaux, Loira e Cahors, ma coltivato anche nel nostro Paese e base del Vie Cave, dal nome delle strade etrusche scavate nel tufo, Maremma Toscana Igt 2006, prodotto dai vigneti della Fattoria Aldobrandesca. Sentori di frutta a bacca rossa ed eleganza, le caratteristiche di questo vino, che ha accompagnato i fegatini di maiale in crosta, con cipolle di Tropea.
Figlio della Maremma meridionale, come il Vie Cave, anche l'Aleatico Sovana Doc Superiore 2007, che ha chiuso la serata con i suoi profumi di rosa, peculiarità di quest'uva semiaromatica, e la spiccata acidità che ha saputo bene accompagnare il piatto scelto in abbinamento: un tri-dessert fatto di panettone artigianale con noci di Sorrento e cioccolato, "opera" di Luciano Russo, la pralina alla Toma di Giraudi, e il cioccolato Cru 70% Equador di Maglio.
(AGO PRESS) Promuovere la migliore ristorazione italiana, abbinando la cucina tipica locale ai vini doc e biologici dell'Antica Masseria Venditti, storica azienda di Castelvenere, nel beneventano.
Il Friuli incontra la Campania. A tavola. Da San Lorenzo, in provincia di Gorizia, alla costiera sorrentina, un matrimonio di gusto, quello che sarà celebrato venerdì 13 novembre, alle ore 20 e trenta, al ristorante Le Tre Arcate di Piano di Sorrento. Protagonisti, i vini dell'azienda Lis Neris, situata fra il confine sloveno e la riva destra del fiume Isonzo. Una realtà nata agli inizi degli anni Ottanta ed ancora oggi a conduzione familiare, che ha saputo valorizzare la natura di quei luoghi: una vallata di origine glaciale, con una vocazione particolare per la produzione dei vini bianchi, grazie a sbalzi termini evidenti tra giorno e notte che aiutano la maturazione aromatica. Un altopiano ghiaioso calcareo che infonde ai prodotti di casa Lis Neris un enorme potenziale di mineralità. (AGO PRESS) Giovedì 25 settembre, alle ore 17, presso il Fiat Cafè di Caserta, Giovanna Quaranta presenterà il libro di ricette “La cucina pugliese”.
Al termine della presentazione degustazione di olio extravergine di oliva dop “Terra di Bari” e pane di Altamura Dop. Saranno presenti i presidenti due consorzi.
Sushi party, ieri, al Photo di Sorrento.
Una gustosa delizia con crema di tè verde, il tutto bagnato con sakè. Tra le pietanze offerte, anche una singolare "crostata", frutto del lavoro dell'inedito trio Cafiero-Satoshi-Katsuhide, fatta di pasta sfoglia, crema di riso e guarnita da salmone, tonno, gamberoni, ostriche e frutti di mare.