Il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Luca Zaia, ha annunciato che la domanda di riconoscimento Dop, denominazione di origine protetta, della ricotta di bufala campana ha trovato accoglimento ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea (serie C 260/43). Da oggi gli altri paesi membri dell'Unione Europea hanno sei mesi di tempo per manifestare il loro dissenso, in alternativa allo scadere del tempo previsto, la ricotta di bufala campana sarà iscritta ufficialmente nel registro europeo. Formaggi, i nostri, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, anche se spesso i produttori sono vittime dei tanti falsi che disonorano la qualità e l'immagine del made in Italy agroalimentare. La forza di un prodotto alimentare è nei tantissimi fattori che determinano la sua qualità, questi non possono essere imitati perchè caratteristici solo di alcune zone e non di altre, basta pensare al clima o alle materie prime come il latte per i formaggi o l'uva per il vino. Come aggiunge anche il ministro Zaia quando dichiara che “La tipicità e l'eccellenza di questo prodotto sta anche nel suo legame con i territori e con gli agricoltori che sono i custodi della lavorazione della Ricotta di Bufala Campana, il fattore umano diventa quindi indispensabile per mantenere solido questo legame ed attraverso esso ottenere un prodotto unico”. C'è un legame unico e non riproducibile che rappresenta la storia dei nostri territori e il lavoro di chi produce i nostri prodotti, questo è un tassello importante della storia e della cultura italiana. E si sa, noi occupiamo un posto di primissimo livello nel settore agroalimentare di tutto il mondo. Nel caso specifico della ricotta di bufala campana le sue qualità organolettiche, e di gusto, sono uniche e irriproducibili. Questo è un esempio perfetto di un rapporto col territorio, che offre materie prime inimitabili, e dei suoi lavoratori, che con maestria riescono ad estrarre dal latte di bufala un siero dolce, che conferisce alla ricotta campana, il suo originale sapore.
(Alberto Attardi)
