
Accolti e guidati dall’enologo Nicola Venditti e la moglie Lorenza, il 16 marzo scorso abbiamo organizzato, in collaborazione con la condotta Slow Food penisola sorrentina, una visita presso l’azienda “Antica Masseria Venditti” di Castelvenere.
La denominazione “Antica Masseria Venditti” prende vita dal nome della residenza di famiglia del 1595, costruita, probabilmente, sulle fondamenta di un convento di monaci benedettini dediti alla produzione di derrate alimentari per approvvigionare le abbazie del territorio.
La maggiore produzione veniva riservata al vino, valutato prezioso ed indispensabile in quanto considerato di valore energetico per gli addetti al lavoro agricolo.
Col tempo l’azienda ha saputo adeguare la metodica di produzione artigianale alla moderna tecnologia, oggi tradotta nella produzione di vini da agricoltura biologica, come è stato d’altronde già anticipato nel lontano 1988 dalla Guida Del Gambero Rosso.
L’intera azienda Venditti verte su di una nuova struttura: il centro aziendale nato dall’idea di Nicola, dove architettura e materiali preziosi tra loro integrati perfettamente danno vita ad un’isola incentrata sul vino, sulla cultura e sulla storia, così da definirla “isola di cultura del vino”.
Originale l’idea di affiancare un vigneto didattico alla cantina, in cui sono reimpiantate 20 varietà autoctone, affinché sia data la possibilità agli enoturisti di percorrere l’intera filiera produttiva del vino. Di rilievo un maestoso torchio del ’500, definito “Torchio di Plinio”, gelosamente custodito nella sala degustazione della cantina.
Il vino sottoposto all’attenzione di questa recensione è prodotto in purezza da uva Barbera, denominata Barbetta, dal soprannome di un antenato di Nicola Venditti che salvò questo vitigno.
Nella seconda metà del secolo scorso, infatti, quando la fillossera distrusse la maggior parte dei vigneti italiani, il governo istituì delle cattedre ambulanti per istruire gli agricoltori sulla corretta tecnica di coltivazione della vite. Uno di questi campi sperimentali fu impiantato a Castelvenere, comune più vitato della Campania, nel terreno di un antenato di Venditti.
Tra le tante varietà di uve innestate, una in particolare dava un vino molto colorito e buono, per l’appunto l’uva di Barbetta. Di lì semplicemente solo “Barbetta”, richiamando la particolare barba o meglio barbetta che tale antenato soleva portare.
Il passaggio dal nome Barbetta in Barbera fu breve, data la rapida e contestuale diffusione commerciale avvenuta in quel periodo dalla Barbera “nazionale”, la quale nei nostri terreni non ha mai dato risultati ottimali nonostante i diversi tentativi di innesto.
Con molta tenacia l’Antica Masseria Venditti ha continua a coltivare l’uva Barbetta, dando origine alla produzione di questo “cru” di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei.
Al naso è fruttato con sentori di ciliegia e frutti di bosco, floreale con sentori di viola e rosa appassita tipici di questo vitigno semiaromatico.
Al palato è secco, fresco, persistente, di buon corpo e con piena corrispondenza tra naso e bocca.
Sicuramente di pronta beva e non atto a lunghi invecchiamento. In abbinamento con piatti semplici al pomodoro, grigliati di carne semplici, formaggi semistagionati.
Ottimo il rapporto qualità prezzo per l’acquisto di un prodotto simbolo di tipicità e storia.
Un ringraziamento particolare all’enologo Nicola Venditti e consorte per la calda accoglienza, l’ottima cucina e la cultura trasmessa.
Alessandro Russo